Bruno Zauli, un dirigente sportivo da non dimenticare PDF Stampa E-mail
Scritto da Fiammetta Scimonelli   
Giovedì 03 Marzo 2016 16:20

                          

 

E’stato presentato questa mattina, nel Salone d’onore del CONI al Foro Italico, il libro di Gianfranco Colasante “Bruno Zauli,”il più colto uomo di sport”, edito da Garage Group s.r.l. per la collana di Storia dello Sport. Davanti a un numerosissimo pubblico, il Presidente del CONI Giovanni Malagò ha introdotto la manifestazione, seguita dagli interventi del membro CIO Mario Pescante, dal Rettore dell’Università del Foro Italico e componente della Giunta CONI Fabio Pigozzi, dal giornalista Vanni Loriga, dalle testimonianze di Tito Morale, medaglia di bronzo nei 400 ostacoli ai Giochi Olimpici di Tokyo 1964 e di Giacomo Crosa, sesto nel salto in alto ai Giochi di Messico 1968; dalle parole di Gianfranco Colasante , di Leonardo Zauli, figlio di Bruno, e chiusa dal segretario generale del CONI Roberto Fabbricini.

“Era fra gli uomini più colti che io avessi mai conosciuto e in campo sportivo non aveva eguali al mondo”. Così Gianni Brera, dalle colonne del Giorno, ricordava l’8 dicembre 1963, Bruno Zauli, segretario generale del CONI per quasi vent’anni ( era stato nominato dalla Giunta il 26 luglio 1946, dopo l’elezione a Presidente di Giulio Onesti) il giorno successivo alla sua scomparsa. E il binomio perfetto Onesti –Zauli, (il primo, più giovane di 10 anni e inarrivabile affabulatore nei molteplici e difficili rapporti con le istituzioni e con il mondo politico; il secondo, medico, giornalista, profondo conoscitore dei problemi dello sport italiano e mondiale, che da sempre aveva studiato con passione) riuscì nell’impresa di ricostruire il movimento sportivo nazionale.

Giulio Onesti non verrà mai dimenticato. Ma lo stesso deve accadere per Bruno Zauli, che subendo il destino di tutti i Segretari Generali e sopraffatto dalla fortissima personalità di Onesti, non ha mai ricevuto i riconoscimenti che avrebbe meritato. Lui, che si è battuto come un leone per la crescita dell’atletica leggera, alla quale era legato da un amore quasi mistico, che aveva voluto e ottenuto la realizzazione dello Stadio delle Terme a Roma, ha dovuto subire in tempi recenti, anche dall’aldilà, il dispiacere di vederlo dedicato a Nando Martellini, degnissimo interprete del calcio, ma lontano anni luce dall’atletica. E’ vero che la Scuola di Formia porta il suo nome, ma anche Roma dove aveva lavorato per anni, doveva intitolare a Zauli quell’impianto che aveva fermamente voluto e sempre amato. Mi chiedo se Onesti avrebbe mai accettato questo sgarbo di cultura, ma sono sicura di no.

A ricostruire per i viventi e per i posteri la figura di Bruno Zauli ci ha pensato Gianfranco Colasante, giornalista e storico, che oltre alle numerose pubblicazioni e dopo il bellissimo volume “Miti e storia del giornalismo sportivo” ha affrontato questa nuova fatica, cogliendo particolari inediti del lungo percorso compiuto dal grande dirigente sportivo nei 61 anni della sua vita. Inoltre sottolinea, fra le tante azioni da lui portate avanti, la battaglia sostenuta e vinta, a fianco di Onesti e dell’allora capo ufficio stampa Donato Martucci, per la fondazione dell’Unione Stampa Sportiva Italiana(USSI)

Colasante ricorda anche i tanti collaboratori di Zauli, ed in particolare Pasquale Stassano, misterioso e affascinante guru dell’atletica e attento ricercatore di talenti, per 20 anni capo ufficio stampa della FIDAL, malamente deposto nel 1969 dalla neopresidenza Nebiolo. Dolore che l’avrebbe portato alla scelta suicida il 28 marzo 1972.

Nel panorama storico sull’attività del CONI mancava un’opera così. Non solo perché aggiunge numerosi tasselli alla bibliografia esistente, ma perché restituisce ad un uomo che ha veramente dedicato allo sport tutte le sue forze, tanto da morire a Grosseto durante l’inaugurazione di uno dei tanti Campi scuola da lui inventati e realizzati dal Comitato Olimpico, il ruolo che non può essere né trascurato né destinato all’oblio.

 

 

 
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