Ferrajolo ricorda Ghirelli PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Ferrajolo   
Lunedì 02 Aprile 2012 13:03

Come mi capitava spesso di dirgli, con evidente rimpianto, non ho avuto la fortuna di lavorare con lui, di averlo mio Direttore. Quando sono arrivato al Corriere dello Sport, per rimanervi poi quasi quarant’anni, lui era appena andato via.

Era andato via, ma lasciando una traccia indelebile, ricordi e insegnamenti preziosi. Antonio Girelli ha cambiato il giornalismo sportivo, in quei sei , splendidi ed eroici anni, con il Corriere dello Sport ha sprovincializzato  i nostri quotidiani sportivi, ha indicato una formula nuova, più aggressiva, più passionale, più moderna. E’ come se, in quei pochi anni, avesse allungato la vita al Corriere per un altro secolo. Ancora oggi si parla del suo feroce “mattinale” con cui apriva ogni giornata di lavoro, dei suoi cazziatoni feroci ma anche della sua grande capacità di valorizzare i talenti, di far crescere i giovani.  E poi di fare un grande giornale, di avere intuizioni geniali, come il titolone a nove e l’inviato per il primo uomo sulla Luna.

Antonio Girelli è arrivato al Corriere dello Sport dopo aver diretto Tuttosport, ha sempre unito ad una grande cultura l’ amore e una passione straordinaria per lo sport, per il calcio in particolare. Ha amato Napoli e il Napoli, il “ciuccio” come spesso diceva con affetto. Non è stato solo un giornalista, è stato uno scrittore attento ed acuto,  è stato il capo ufficio stampa dell’indimenticabile presidente Pertini, ha scritto una Storia del calcio italiano che , con quella di Brera, resta un riferimento ancora attuale per le nuove generazioni, è stato un grande napoletano, con la vivacità e il talento della sua gente. Ed è stato sorprendentemente sempre vicino ai giornalisti sportivi, allo sport, non ha mai dimenticato quelle sue felici esperienze iniziali.

Non ho mai lavorato con lui, ma negli ultimi tempi ci sentivamo spesso, mi chiamava  magari dopo un mio pezzo, per dirmi cosa pensava. Aveva verso di me una ingiustificata indulgenza,  una stima che naturalmente mi gratificava. Giocava  un po’ a fare il Direttore postumo, dandomi giudizi e invitandomi ad essere meno pigro, a scrivere di più. In una delle sue ultime telefonate avevo avvertito però la sua stanchezza. Gli ho chiesto di partecipare al ricordo di Giorgio Tosatti, che l’Ussi ha organizzato con la federstampa. Mi ha detto: se il medico mi dà il permesso, vengo sicuramente. Altrimenti ti mando un mio saluto scritto, ormai sono ridotto così.

Naturalmente non è venuto, ancora lucidissimo, arguto, ma ormai stremato da una vita vissuta in prima linea, per difendere le sue idee di socialista e antifascista, di giornalista colto e libero. Era un grande amico dell’USSI, ci mancherà, ci mancherà moltissimo anche per questo, il nostro vecchio e grande Direttore.

                                                                                                  Luigi Ferrajolo

 
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