Tre libri tutti da leggere
Scritto da Administrator   
Giovedì 06 Febbraio 2014 14:03

Sono stati presentati, uno dopo l’altro, tre libri davvero interessanti scritti da Gianfranco Colasante, Mario Pennacchia e Marco Impiglia. Alle presentazioni dei tre volumi ha partecipato il nostro vice presidente Fiammetta Scimonelli che oggi ci anticipa i loro contenuti nella sezione cultura di questo sito. Un invito a leggere che non possiamo non raccogliere.

I giornalisti sportivi romani affrontano la storia

di Fiammetta Scimonelli

Nel 2013 e certamente gli anni che lo hanno preceduto i giornalisti sportivi romani si sono dedicati ad un grande lavoro di ricerca. Infatti, il 2014 è appena iniziato e ben tre opere  storiche sono state presentate al pubblico.

Ha iniziato il 21 gennaio  Gianfranco Colasante, autore di un volume appassionante, che propone  la storia del giornalismo sportivo dall’ottocento al fascismo. Impresa non facile, trattandosi di un periodo assai lontano rispetto al cammino tanto diverso compiuto dall’informazione odierna, ma proprio per questo degna di interesse per chi scrive o parla di sport e che non può e non deve dimenticare  la professionalità e l’entusiasmo di chi  ha affrontato difficoltà e fatiche impensabili nei nostri giorni per lasciare testimonianze giornalistiche sulle innumerevoli vicende dello sport italiano.

Nella ricostruzione storica delle prime testate specialistiche appaiono personaggi straordinari, dai nomi noti e accantonati nella memoria, ma con dettagli, alcuni del tutto sconosciuti, sulla loro multiforme attività giornalistica. Così riscopriamo, fra gli altri, Augusto Guido Bianchi,  specialista in criminologia e redattore del Corriere della Sera,  ;  Eugenio Camillo Costamagna , amante delle arti, che ha fondato la Gazzetta dello sport nel 1896;    Giulio Corradino Corradini , Lando Ferretti, presidente del CONI, deputato; Emilio Colombo , calciatore, ciclista, direttore amatissimo della Gazzetta;  Vittorio Pozzo , Commissario Unico della nazionale di calcio vincitrice di due titoli mondiali e di una Olimpiade, segretario della FIGC, che amava tanto scrivere e sentirsi cronista; Giuseppe Ambrosini , giornalista di profonda cultura tecnica, indimenticabile interprete di ciclismo; Bruno Roghi , avvocato, musicista, direttore della Gazzetta, del Corriere dello Sport e di Tuttosport, scrittore  di stile affascinante, capace di far vedere lo sport al lettore attraverso le parole; Emilio De Martino , autore sottile e  innamorato  soprattutto del ciclismo, cronista del Corriere della Sera e Direttore della Gazzetta , fondatore del settimanale a colori “Lo Sport”.

Tanti altri nomi e aneddoti documentati accompagnano il volume, con un’Appendice ricca di notizie sulle pubblicazioni sportive italiane, sulla nascita dell’ASSI e dell’USSI e perfino su integrazioni alle biografie presentate.

I profili complessi di questi pionieri del giornalismo sportivo italiano sono scritti da Colasante con profondo rispetto, quasi con riconoscenza per l’impegno e la fantasia che hanno caratterizzato la loro vita multiforme, ricca di interessi, ma dedita soprattutto allo sport, con una passione ed un coraggio esemplari. Non a caso, l’Autore ha scelto una frase di G.C. Corradini, gia inserita nel libro, per completare e riassumere  l’opera nell’ultima pagina di copertina “Non si chiede ai neofiti che oggi militano in fitta schiera nel giornalismo sportivo di rendere omaggio… ai sacrari di coloro che in tempi lontani e in dignitosa povertà di mezzi, aprirono le vie ad una specializzata attività professionale, ma se riconoscenza per quei pionieri non si pretende, apprendano almeno, i nuovi venuti, i nomi e le opere di quanti contribuirono alla creazione e allo sviluppo di questo giornalismo sportivo nel quale hanno trovato un confortevole collocamento”.

Il 3 febbraio 1914 molte personalità sportive,  campioni di calcio e  colleghi di ieri e di oggi hanno festeggiato Mario Pennacchia durante la presentazione del libro

“Sessanta anni fra campioni, miti, intrighi e follie”, edito da Mursia, illustrato da Italo Cucci e da Paolo Bonolis, quest’ultimo Autore anche della prefazione. Sia Cucci che Bonolis, pur nel modo personale di interpretare l’informazione, hanno colto il desiderio di verità che ha spinto Pennacchia a raccontare la storia mirabile dei tanti protagonisti del calcio italiano. Senza dimenticare chi si è fatto onore in altri sports, dimostrando che anche nel settore sportivo l’Italia ha sempre saputo mantenersi ai vertici mondiali.

 Autore di numerose opere storiche sul calcio, come “Storia della Lazio”, “Gli Agnelli e la Juventus” “Il calcio in Italia”, nonché del primo volume dedicato a Giulio Onesti, l’indimenticabile presidente del CONI, uscito nel 1986 edito da Lucherini, in questo nuovo volume Pennacchia ripercorre sessant’anni di lavoro come giornalista sportivo, raccontando con il brio di un trentenne e l’esperienza pluriennale gli incontri avuti e le complesse situazioni vissute in più di mezzo secolo di professione.

Dai successi e gli insuccessi della nazionale di calcio, alle imprese ciclistiche di Coppi, Bartali e di tanti nostri campioni; dalle tragedie di Superga (4 maggio 1949) e di Brema (28 gennaio 1966) con il conseguente dolore dello sport italiano per la scomparsa delle nazionali di calcio e di nuoto; dalle sofferenze alle gioie della Roma e della Lazio; dalla trentennale  presidenza di Giulio Onesti al CONI, al lungo cammino dirigenziale di Artemio Franchi e di Franco Carraro ; dai Mondiali di atletica nel 1987 a quelli  di calcio nel 1990; dalla soluzione inglese al fenomeno negativo degli hoooligans, agli scandali delle scommesse in Italia; dal lavoro con  grandi direttori come Bruno Roghi, Antonio Ghirelli, Gino Palumbo, Candido Cannavò. Né viene trascurata l’evoluzione del giornalismo, passato  dalla linotype al computer, che ha completamente trasformato il delicato settore dell’informazione; anche se il tema rivela un pizzico di nostalgia per il lettore del passato che voleva sapere dal giornalista quello che era accaduto, senza cedere alla seduzione dell’immagine televisiva.

Una ricerca completa e dettagliata, ricca di immagini fotografiche, e nello stesso tempo  ricca di fantasia e di quello spirito correttamente critico che ha sempre caratterizzato la copiosa produzione dell’Autore.

Il giorno dopo, 4 febbraio, ci siamo rivisti ancora con Mario. Perchè lui, sempre attento alla storia dello sport, non poteva mancare alla presentazione del volume “Fulvio Bernardini, il dottore del calcio italiano”, opera  corposa di Marco Impiglia, edita da Kollesis. Il prezioso documento di oltre 450 pagine, corredato da fotografie, è un vero e proprio romanzo sulla vita di uno dei più grandi personaggi del calcio italiano. Scomparso all’età di 79 anni nel 1984, vittima della terribile SLA di cui ora si parla tanto ma che trent’anni fa era praticamente sconosciuta, Bernardini ha lasciato un ricordo indelebile non solo a chi lo ha conosciuto ma anche ai numerosissimi tifosi che lo hanno seguito nella sua straordinaria carriera.

Non so quanto tempo abbia impiegato Impiglia a stendere questo racconto così complesso e preciso. Perché tanto multiforme era la personalità di Bernardini da farti perdere il filo nel descriverla. Calciatore, laureato in economia alla Bocconi, allenatore di calcio sopraffino, vincitore di scudetti, C.T. della nazionale, giornalista, ha dato al calcio tutta la sua passione, la sua competenza, il suo modo di scriverne, la sua capacità innata di individuare i talenti “con i piedi buoni”, come sottolineava sempre. Solo la pazienza, il fascino di una figura così composita, i rapporti amichevoli  con le figlie di Fulvio Mariolina e Clorinda, hanno aiutato Impiglia a portare a termine una immensa fatica. Il risultato, comunque, è di gran lunga positivo. A prima vista il libro, scritto a caratteri minuscoli per ospitare un enorme materiale, ti mette quasi paura. Poi cominci a leggerlo, a far tuoi gli innumerevoli testi di Bernardini riportati fedelmente, a seguire il cammino di un uomo fuori dal comune; e indubbiamente il racconto ti prende e sei contento di non arrivare mai alla fine. Se poi ti fermi a leggere i versi di Trilussa che accompagnano ogni capitolo, l’incanto aumenta.

La presentazione, introdotta da Italo Cucci, autore anche della prefazione, si è avvalsa delle testimonianze della figlia Mariolina, del rappresentante delle Edizioni Arduino Maiuri, degli interventi di Fulvio Stinchelli  di Mario Pennacchia e dello stesso Autore. La registrazione di una intervista radiofonica rilasciata a Sandro Ciotti, che ci ha fatto risentire le due  indimenticabili voci, ha aggiunto un’inaspettata ma comprensibile emozione.

Queste tre opere nuove confermano che il giornalismo sportivo romano è

vivo e produttivo. Soprattutto con Autori che, soffermandosi su personaggi e avvenimenti di ieri, intendono passare ai lettori e ai colleghi  più giovani il testimone della conoscenza, che non deve mai essere perduto durante la corsa della vita.

 
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